All Inclusive: E’ VERAMENTE IL VILLAGGIO DEI SOGNI?

          Cari lettori buona domenica. Chi come me ha i capelli bianchi o li ha persi ricorderà i soggiorni nelle colonie estive degli anni ’50 e’60. Poi il tritacarne della vita fa affievolire questi ricordi sino all’oblio.
          In questo nuovo secolo per incanto sono comparsi i villaggi turistici “all inclusive(dire in italiano “tutto incluso” non fa “chic”). Dal cibo alle bevande, alle attività ricreative, tutto è compreso nel prezzo. L’ideale per chi desidera una vacanza senza pensieri, senza doversi preoccupare di cercare ogni volta un ristorante decente o pianificare le attività giornaliere tra infinite discussioni famigliari. Durante l’anno abbiamo sempre sognato di svegliarci al mattino sapendo che c’è già chi ha preparato la tua colazione, ha pianificato le tue attività e tu non devi fare altro che goderti il tutto perché, a tua insaputa, c’è un’anima buona che ha pensato di garantirti anche quello a cui tu non hai neanche pensato. Fantastico.
          Quest’anno ho avuto il piacere di avere in regalo da mia moglie una settimana in uno di questi villaggiall inclusivee va detto, a suo merito, che la scelta non poteva essere migliore: ottimo il sevizio, gli animatori discreti e instancabili, le aree per la completa tranquillità erano più che sufficienti e proprio per questo desidero raccontarvi i dettagli.
          La domenica nel primo pomeriggio arriviamo e, stanchi del viaggio, senza rendercene conto veniamo inquadrati, assieme ad altre 700 persone nell’area  del check in, dove una gentile fanciulla ci applica al polso un braccialetto di plastica inamovibile. Curioso.
Alla reception le numerose impiegate cercano di fare il loro meglio, ma avendo noi tutti pagato anticipatamente e preso accordi con sede centrale, far combaciare la teoria con la pratica è stata per quelle povere ragazze un’impresa da far tremare i polsi: ci riescono. Stupefacente.
Non so come ci ritroviamo sul telefonino anche una APP del villaggio in cui ci vien detto di tutto, dalle attività ai tornei della giornata, a quello che è permesso, ma soprattutto ciò che è vietato, ai menù senza logica ma pantagruelici, alla possibilità di consumare bevande quando vuoi e dalle 19,00 in poi, ti puoi abbruttire con alcolici e superalcolici, ma sino alle ore 23,30, orario in cui il servizio ALL INCLUSIVE si conclude. Efficiente.
Ci accorgiamo che tra le carte ricevute dalla reception c’è anche una smart card, una carta di debito da caricare preventivamente che ci permetterà, bontà loro, di spendere il denaro versato su questo “conto” per accedere a tutti i prodotti a pagamento, all’acqua minerale in bottiglia, ai gelati confezionati ad alcolici e superalcolici analoghi a quelli dati gratis, e altre amenità non comprese nel loro All-inclusive… ma non era tutto incluso?? 
          Neanche il tempo di riflettere che subito un solerte “crewman” (che volgarità dire “uomo dell’equipaggio”) ci porta i bagagli in camera, facciamo appena in tempo a dargli la mancia che subito siamo convocati in sala ristorante per la “scelta autonoma” del tavolo, ovvero accettare delle postazioni che mai avremmo preso in considerazione, perché, ci dicono, che quasi tutti i tavoli sono riservati ai gruppi organizzati. I miei neuroni non sono più scattanti come una volta e, ancor prima che io abbia il tempo di obbiettare con l’uomo cattivo per la mancata scelta, dobbiamo andarci a cambiare perché alle ore 20 comincia la FESTA di BENVENUTO e giù, tutti a mangiare come se non ci fosse più un domani. Stravagante.
          Il giorno successivo è quello delle scoperte, siamo capitati veramente in un posto magnifico, mare splendido, pineta lussureggiante, personale gentile ed educato, faccio i complimenti a mia moglie per l’ottima scelta, ma vediamo spesso che delle ragazze crewman ci fotografano senza chiederci il permesso. Mi vien da pensare che siccome mia moglie ed io siamo troppo innamorati, il fatto debba essere immortalato, ma poi rivedere le nostre immagini su dei monitor per sollecitare un nostro eventuale acquisto mi fa crollare tutti i miei sogni. Inconsueto.
Ci sono diversi chioschi in cui puoi dissetarti con il distributore d’acqua alla spina, gustare anche un buon caffè o bere bibite e granite zuccherate, ma se vuoi una bottiglietta d’acqua la devi pagare mentre i quotidiani non li trovi neanche a pagamento. Bizzarro.
          Il rito della grande abbuffata si ripete tre volte al giorno, è gli ospiti avendo poca voglia di fare più viaggi dal buffet al proprio tavolo si ingegnano con rara maestria a far entrare l’impossibile in due o tre piatti sovrapposti in precario equilibrio tra loro. Acrobatico.
Poi tutti in piazzetta a prendere il tavolo più vicino al bar, o all’anfiteatro a godere di spettacoli teatrali di vario genere fatti con bravura e molta buona volontà dagli stessi animatori, ma quando torni in piazzetta la conquista di un tavolo o anche una sola sedia diventa uno sport olimpico. Singolare.
          Arriviamo alla gran festa del giovedì sera.
La Band è al completo e gli animatori in piazzetta cercano di dare il meglio di loro passando anche tra i tavoli per “invitare”, con scarso successo, gli ospiti a ballare: lasciare incustodito il tavolo significa dopo il ballo doversi sedere per terra. Viene annunciato con gran clamore che alle 23,30 verranno cucinati al momento spaghetti aglio, olio e peperoncino. All’ora prevista, diversi cuochi puntuali e immacolati, aiutati da solerti “crewman” montano il necessario per cucinare degli eccellenti spaghetti al dente. Tutti apprezziamo l’idea al punto che molti, senza esitazione, propendono per un secondo e terzo assaggio come se a cena, tre ore prima, fossero rimasti digiuni. Appare evidente che subito dopo, vuoi per la cena precedente o per l’aglio o per l’abbondate peperoncino noi, massa di commensali assetati, ci precipitiamo ai banchi del bar. Peccato. I baristi, con faccia contrita e falsa costernazione, ci dicono che il servizio all-inclusive è terminato alle 23, 30, tuttavia ci indicano il triste distributore d’acqua alla spina ma, non mancano di ricordarci che con la nostra smart card se vogliamo, ci possiamo comprare anche i mobili del bar.
IL BANCO HA FATTO BINGO!
Non ci vuole un mago per capire che la mossa è studiata a tavolino e ripetuta ogni settimana: con cinque chili di spaghetti vuotano le tasche a 700-1000 persone, ma ormai è giovedì notte, la festa è finita e ci si rende conto che, come la smart card, anche la nostra settimana di vacanza si sta esaurendo.

          Tra venerdì e sabato ci siamo accorti che il villaggio è un mondo a sé, distaccato dalla realtà locale ma ormai è troppo tardi, ci scambiamo i numeri di telefono, le “amicizie su facebook”, si fanno i bagagli.
          La domenica mattina la gran parte di noi ospiti, pur avendo diritto al pranzo in ristorante vuole partire al più presto e allora, ci viene dato il “pranzo al sacco”: una busta in cui troviamo un sandwich degno di un autogrill, una costosa bottiglietta di acqua minerale e un succo di frutta. Comprendo subito che la direzione del villaggio è stata così gentile da pensare a noi anche dopo la partenza: loro sono esperti, sanno bene che quando si viaggia bisogna mantenersi leggeri. Però chissà perché, forse per via del digiuno forzato o per i miei neuroni poco atletici, mi sono ritornate in mente le colonie estive di quando ero bambino.

         Mah, quando si dice gli scherzi della memoria… 

 

 

 

 

 

 

 

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