
Racconto di Paolo Tittozzi – 4 minuti di lettura.
Alcuni brani di questo articolo sono stati estratti dal mio romanzo “Inseguendo mio padre” anno 2023
È vero che in quegli anni tremendi era in atto una “guerra civile” come pure è vero che nel primo dopoguerra, con la fine dell’occupazione nazifascista e le ferite ancora sanguinanti, maturarono diverse interpretazioni politiche della “guerra partigiana” appena conclusa e queste vennero percepite dagli italiani in modi differenti.
Oggi però è puerile trasformare la celebrazione del “25 aprile” in una stupida occasione di contrapposizione ideologica dimenticando che oggi questa data, checche se ne dica, è un simbolo di unità nazionale, un emblema delle nostre libertà acquisite e sancite dalla nostra Costituzione repubblicana.
Da allora sono passati oltre ottant’anni, ma sono fermamente convinto che gran parte della confusione e delle polemiche che spesso circondano la data del “25 aprile” dipendano dalla complessità storica di quel periodo, stranamente, poco conosciuta dalla stragrande maggioranza degli italiani.
Cercherò in queste poche righe, per quanto possibile di fare un po’ di chiarezza.
Iniziamo con il dire che il 25 aprile è una data simbolica. Storicamente è il giorno in cui, nel 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò a Milano l’insurrezione generale, ma cerchiamo insieme di ripercorrere le tappe che hanno portato al quel fatidico giorno.
10 luglio del ’43
Ancor prima che tutto dovesse precipitare avvenne lo Sbarco in Sicilia sulle coste sud-orientali dell’isola tra Licata e Siracusa, dove gli americani, insieme alle truppe britanniche e canadesi segnarono l’inizio della Campagna d’Italia.
Le nostre truppe, sfiduciate nello spirito e ormai stanche di combattere inutilmente, si arresero di buon grado al “nemico” e i tedeschi di guarnigione sull’isola, ben poco poterono di fronte a una macchina bellica di proporzioni mai viste prima e si ritirarono in Calabria: In due settimane gli anglo-americani divennero padroni della Sicilia e per i siciliani la guerra si concluse in quei giorni.
25 luglio del ‘43
Tenuto conto anche dello sbarco in Sicilia, il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Mussolini. Il re lo fece arrestare e mise il generale Badoglio al suo posto. Gli italiani seppero per radio l’annuncio dell’arresto di Mussolini e nelle città la notizia venne accolta come se la guerra fosse finita, la gente ballava per la strada, bandiere tricolori alle finestre, poi venne la doccia fredda: “Il Re prende il comando di tutte le forze armate.”
8 settembre del ’43
All’ora di cena, sempre per radio, il generale Badoglio comunica agli italiani l’armistizio con gli anglo-americani, che invece era stata una “resa senza condizioni”, già stata firmata il 3 settembre e la notizia era già in mano ai tedeschi.
9 settembre del ’43
Mentre le feste per “l’armistizio” per le strade si stavano spegnendo e gli Alleati stavano sbarcando a Salerno, Taranto e Brindisi, all’alba la famiglia reale stava consumando il tradimento nei confronti degli italiani. Quei luridi dei Savoia, insieme a Badoglio, Ambrosio e ai capi di Stato maggiore stavano scappando da Roma e, nella “fretta”, si erano dimenticati dell’Italia e degli italiani e quei bastardi, come se il tradimento non fosse bastato, si dimenticarono anche di nominare un capo di stato maggiore che avrebbe dovuto prendere il comando in loro assenza, ma soprattutto dimenticarono di dire agli ufficiali del nostro esercito quali comportamenti avrebbero dovuto adottare nel caso di attacchi tedeschi, peraltro già in corso. Dalle caserme iniziarono ad uscire gruppi di soldati disorientati, con lo sguardo perso per non aver ricevuto alcuna istruzione su come comportarsi. e, in assenza di ordini superiori si generò il caos, tutti gli apparati militari si sciolsero come neve al sole e truppe tedesche catturarono e deportarono oltre 650.000 nostri militari nei lager tedeschi mentre quei traditori di casa Savoia insieme al loro seguito di leccaculo, si stavano imbarcando a Ortona per raggiungere Brindisi.
23 settembre 1943
Viene istituita La Repubblica di Salò, (Repubblica Sociale Italiana) voluta fortemente da Hitler e guidata da Benito Mussolini, appena liberato dagli stessi tedeschi dalla prigione del Gran Sasso, per amministrare i territori italiani dell’Italia centro-settentrionale ormai occupati militarmente dalle truppe tedesche.

27-30 settembre 1943 – Le Quattro Giornate di Napoli.
Si trattò di un’insurrezione popolare in cui la popolazione civile e i militari fedeli al Regno d’Italia riuscirono a liberare la città dall’occupazione delle truppe tedesche prima dell’arrivo delle forze alleate. Questo fu il loro “25aprile”.
Il 1° ottobre 1943 le truppe anglo-americane entrarono in una Napoli già libera.
Ottobre 1943. i partigiani nell’Italia centrale.
Era autunno inoltrato, in montagna faceva un freddo insopportabile, pioveva spesso acqua mista a neve, noi eravamo un gruppo di pochi sbandati, dei cani randagi che vagavamo alla macchia per i boschi, passando da una stalla all’altra, mangiando e dormendo come e quando potevamo, senza idee precise, mentre al nostro branco si erano uniti altri derelitti senza neanche domandarsi se questo vagare avesse un senso. Non so bene come, riuscimmo a prendere contatto con un certo Domenico Troilo che ci seppe aggregare e noi, militari mollati dallo Stato, ragazzi renitenti alla nuova leva fascista, giovani sbandati e fregati dal regime non chiedevamo altro che farci guidare usando il nostro istinto di conservazione per cercare di uscire dalla trappola in cui le istituzioni ci avevano cacciati: eravamo tutti animali feriti nel corpo e nell’anima.
Le prime squadre abruzzesi erano all’inizio delle piccole formazioni che si stavano aggregando sui monti dell’Appennino centrale; è stato in questo contesto malato, senza un disegno prestabilito si vennero a formare le prime “bande partigiane” capitanate da Domenico Troilo che si fusero assieme ad altre sino a costituire la “Brigata partigiana Maiella” e per nove mesi fu, ancora una volta, merda, sangue e morte.
L’evolversi delle vicende belliche le portò a ritrovarsi proprio lungo la linea Gustav, la linea difensiva tedesca che univa la Val di Sangro al Mar Tirreno. Il territorio abruzzese si trovò suo malgrado assoggettato a lungo a una dura occupazione da parte dei nazisti, che, come loro costume, anche qui si distinsero in distruzioni ed eccidi seguiti, da buoni ultimi, dai fascisti della neonata “Repubblica di Salò”.

22 gennaio 1944
Avvenne lo sbarco di Anzio con l’obiettivo di sorprendere le forze tedesche, sbloccare l’avanzata alleata verso Roma e aggirare le difese della linea Gustav.
5 giugno 1944
Arrivano gli Alleati a Roma. Per più di un mese la parola sulla bocca di tutti fu sempre la stessa: FESTA!
Per le strade c’era un sentimento indescrivibile, dopo tanta fame subita il popolo romano restava smarrito di fronte all’abbondanza di cibo e mezzi che avevano gli anglo-americani. Nei mesi seguenti Roma divenne una città intasata di profughi tra cui c’ero io, profugo a casa mia, ma questa volta sembrava che la guerra fosse finita per davvero. Per i romani questo fu il loro “25 aprile”.
Fine marzo 1945
A seguito dell’offensiva di primavera, gli Alleati riuscirono ad abbattere e superare la Linea Gotica, il sistema difensivo tedesco posto tra Massa e Pesaro. Sebbene attaccata già nell’agosto-settembre 1944, la linea resistette per mesi sull’Appennino tosco-emiliano prima del crollo finale che portò alla liberazione di Bologna. Per i bolognesi fu questo il loro “25 aprile”.
25 aprile 1945
A Milano alle otto del mattino il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) emanò ufficialmente l’ordine di insurrezione generale per tutti i territori ancora occupati dalle forze d’occupazione tedesche e dal regime fascista della Repubblica di Salò. Alle ore 13:00 venne proclamato lo sciopero generale e dai microfoni di Radio Milano Liberata, Sandro Pertini incitò il popolo alla rivolta.
27 aprile 1945
Benito Mussolini, la stessa sera del 25 aprile, fugge da Milano verso Como nascosto in un camion di una colonna di soldati tedeschi con l’intento di raggiungere la Svizzera, ma viene catturato da un gruppo partigiano a Dongo in provincia di Como.
28 aprile 1945
Benito Mussolini, insieme alla sua compagna Claretta Petacci, viene fucilato a Giulino di Mezzegra, una frazione del comune di Tremezzina, sul Lago di Como da un commando di partigiani guidato da Walter Audisio (nome di battaglia “colonnello Valerio”).
29 aprile 1945
Il corpo di Mussolini e della compagna furono trasportati a Milano ed esposti in Piazzale Loreto, dove furono appesi per i piedi alla pensilina di un distributore di benzina insieme ad altri gerarchi fascisti prima dell’arrivo delle truppe Alleate che, dopo qualche ora, entrarono a Milano.
2 maggio 1945
Giorno della fine dei combattimenti contro le truppe tedesche e ritirata definitiva delle stesse dal suolo italiano.
Come abbiamo visto, gran parte dell’Italia meridionale al di sotto di Napoli non ha mai avuto un proprio “25 Aprile” mentre da Napoli verso nord questo momento è stato vissuto con date e modalità diverse.
Altri italiani hanno sempre percepito questa data non come un simbolo, ma con degli atteggiamenti più consoni ad uno stadio che non al buon vivere civile, ancora una volta dimenticando che la STORIA dovrebbe essere la nostra bussola.
Dunque, nel 1935-36 l’Italia, a parte un importante manipolo di intellettuali, era convintamente fascista poi, le leggi raziali, la partecipazione a una guerra mondiale non sentita, il suo ignominioso epilogo, il vile tradimento del Re nei confronti degli italiani, gli ex alleati tedeschi di colpo diventati truppe di occupazione, tutte queste vicende hanno rimescolato le carte in modo drammatico generando una sanguinosa guerra civile.
Il fiume di sangue versato dai nostri padri e dai nostri nonni, vincitori e vinti, ha avuto per tutti lo stesso colore, le lagrime di pianto dei loro congiunti su quei corpi straziati hanno avuto per tutti lo stesso salato e amaro sapore.
Allora datemi un solo Perché per il quale non si possa dedicare una giornata a simbolo ed a ricordo di uno dei momenti più bui della nostra storia?
W il 25 aprile
Ad majora semper
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