EDUARDO DE FILIPPO: UN GENIO CONTROCORRENTE

         Cari lettori questa settimana siamo stati sommersi dalla notizia della morte del nostro “Pippo nazionale”, uomo colto e grande professionista dello spettacolo.
         Tuttavia essendo passati 125 anni dalla nascita di Eduardo De Filippo, genio assoluto del teatro e una delle personalità più affascinanti della cultura italiana del ‘900, colui che ha saputo trasformare il parlato napoletano in un linguaggio universale, nel “TEATRO DELL’ARTE”, mi sembra doveroso rinverdire anche la sua memoria.
          Non si può, però, parlare dei fratelli De Filippo senza riscostruire la loro storia famigliare che tanto ha influito sui loro caratteri, quindi bisogna fare un passo indietro nel tempo.
Tutto parte da Eduardo Scarpetta, celebre autore e attore napoletano.  Va detto che sua moglie, Rosa de Filippo, prima di incontrare l’attore Scarpetta, aveva avuto una storia prematrimoniale con Vittorio Emanuele II° da cui ebbe un figlio, Domenico, riconosciuto poi dallo Scarpetta che pure riconobbe l’altra figlia Maria, da lui avuta da una storia prematrimoniale con Francesca Giannetti (maestra di musica) e infine, dall’unione coniugale tra Rosa e Scarpetta, nacque poi il figlio Vincenzo.
In età adulta Eduardo Scarpetta pensò bene di mettere in piedi una seconda famiglia, parallela alla prima, con Luisa De Filippo (sarta teatrale), nipote di sua moglie, con la quale ebbe tre figli, Titina, Eduardo e Peppino che comunque si guardò bene dal riconoscere essendo lui “un uomo sposato”.

         Appare evidente che, In una realtà gretta e bigotta come quella dei primi anni del ‘900, tre bambini che portavano solo il cognome della madre significava stare seduti sul gradino più basso della società. In questo  complicato contesto sociale il 24 maggio del 1900 nasce Eduardo. 
            Tuttavia Scarpetta, suo malgrado, lasciò in eredità ai figli naturali, il gene della teatralità che Eduardo seppe portare alla massima espressione.  
A 11 anni nel collegio Chierchia, dove studacchiava, iniziò il suo amore per la scrittura e a 14 anni iniziò le sue esperienze attoriali nella compagnia teatrale del fratellastro Vincenzo, ma sarà durante il servizio di leva che esprimerà le sue capacità di autore, regista e attore.
Nel ‘22 con “Uomo e Galantuomo” si consegna al pubblico e alla critica oltre che come attore anche come autore teatrale in cui la pazzia, vera o presunta, sarà una costante in molte delle sue opere.
Nel ’31 fonda, con Titina e Peppino, la compagnia del teatro umoristico “I De Filippo” portando in scena con grande successo “Natale in casa Cupiello” poi l’amicizia di vecchia data con Totò e il felice incontro con Luigi Pirandello saranno determinanti per portare la sua compagnia a calcare le scene dei teatri nazionali.

Nel ’45 con la Titina fonda la compagnia “Il teatro di Eduardo” dove conobbe autentici
trionfi con “Napoli milionaria” e “Filomena Marturano” scritta apposta per la sorella.
Nel ’48 investe i suoi risparmi acquistando il semidistrutto Teatro San Ferdinando per farne una nuova realtà che potesse essere una casa sia per l’attore che per il pubblico, dove debutta nel ’54 con gli spettatori in visibilio che potranno godere tutto il suo vasto repertorio che da allora verrà tradotto e rappresentato in tutto il mondo.
Per il cinema, assieme a Vittorio de Sica e altri registi sarà autore di numerose sceneggiature tratte dalle sue commedie, trasmesse anche in TV, che lo renderanno celebre anche a quel pubblico non avvezzo al teatro.

          Premio Feltrinelli nel ’72, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica nel ’73, Premio Pirandello nel ’73, Laurea H.C. a Birmingham nel ’77, Laurea H.C. a Roma nell’80, Senatore a vita nell’ 81.

Eduardo muore a Roma il 31 ottobre del 1984.

La camera ardente fu composta al Senato e le esequie religiose si tennero alla basilica di San Giovanni in Laterano, poi la cerimonia civile in piazza San Giovanni, trasmessa dalla RAI, vide 30.000 persone in silenzio seguire il feretro che riposa al Verano nella tomba di famiglia.
          Non so se Eduardo abbia mai pensato al Premio Nobel per la letteratura, ma di certo nessuno più di lui lo avrebbe meritato.
 

Ad maiora semper   

Carrello