
Un viaggio lungo 65 milioni di anni
Qualche settimana addietro vi ho parlato del perché l’Italia si chiama Italia oggi invece, rispolverando le mie vecchie conoscenze scientifiche, vi voglio raccontare come e quando si è formata la nostra giovane penisola insieme a tante altre curiosità.
250-180 milioni di anni fa: la fine del supercontinente “Pangea”

È in questo remoto periodo geologico che inizia la rottura nella parte orientale della Pangea formando l’oceano Tetide, le cui coste corrispondevano all’attuale Europa e Africa ma, a ben vedere, la progenitrice della nostra bella penisola, la placca Adria, non esisteva: era sommersa.
180-130 milioni di anni fa: Fine dell’era giurassica
Mentre la prima grande frattura di Pangea sta portando alla nascita del continente Nord America che, separandosi dall’Europa, crea l’oceano Atlantico centrale, la piccola placca Adria ancora sommersa, si stacca e si allontana dal continente europeo formando un profondo bacino che oggi chiamiamo oceano ligure-piemontese.
130 – 90 milioni di anni fa: nel mezzo del Cretaceo
Con la successiva separazione dell’Africa dal Sudamerica e la formazione dell’Atlantico meridionale, la stessa placca africana comincia a ruotare in senso antiorario, spingendo così il blocco di Adria sempre sommerso, verso l’attuale Europa schiacciando l’oceano ligure-piemontese e facendo così scivolare la crosta oceanica sotto il continente europeo.

65–30 milioni di anni fa: Era Cenozoica – la nascita delle Alpi
La spinta della placca africana verso nord, contro l’Eurasia, genera una enorme collisione tettonica e dallo scontro, avvenuto tra i 65 e i 30 milioni di anni fa, i fondali oceanici si alzano e l’accartocciamento del fondale porta alla progressiva scomparsa dell’oceano ligure-piemontese. Questo enorme sconvolgimento genera un movimento di emersione: nascono le Alpi che, nella loro parte più alta, risultano ricchi di fossili marini e di rocce tipiche degli oceani profondi. Adria-Italia inizia a diventare una terra emersa, ma ormai gran parte dei grandi giochi geologici sono già conclusi. l’Italia, dal punto di vista geologico è una formazione molto giovane.
15- 7 milioni di anni fa: la nascita di Appennini
Tra l’Oligocene superiore e il Miocene inferiore un altro frammento di blocco Europeo, dove si trova l’attuale Francia, si stacca e comincia a ruotare in senso antiorario in direzione della placca Adria-Italia. Quello che ci sta venendo addosso è il blocco sardo-corso. Il centro di rotazione di questo blocco è nell’attuale Golfo di Genova e la sua successiva collisione contro l’Adria-Italia porta a un altro accartocciamento, che andrà a generare la nostra seconda catena montuosa: gli Appennini. Anch’essi nelle cime più alte, come le Alpi, sono composte da rocce tipiche degli oceani profondi.

A quei tempi l’Italia, più che uno stivale, appariva un arcipelago.
5 – 1,65 milioni di anni fa: L’Italia nel Pliocene
L’accartocciamento che in 5 milioni di anni fa ha generato gli Appennini non ha ancora completato la sua opera e, continuando ad avere come perno la zona della Liguria, prosegue la sua flessione crostale e spinge la crosta di Adria-Italia verso est creando un nuovo bacino marino: il Mar Adriatico. A ovest invece, si forma il Mar Tirreno, (molto profondo e con manifestazioni vulcaniche), ma questa volta non c’entrano gli Appennini: la sua formazione è dovuta a una lacerazione della crosta continentale che fa emergere una nuova faglia oceanica. Tecnicamente, il Mar Tirreno non è un mare ma un oceano!

1 milione – 250.000 anni fa: il Pleistocene medio
Nell’ultimo milione di anni compaiono i nostri grandi vulcani attivi che rappresentano l’ultimo atto di questa lunghissima storia: lo Stromboli nasce circa 1 milione di anni fa, l’Etna 500.000 anni fa, il Vesuvio 400.000 anni fa e per ultimi i Campi Flegrei, 80-100.000 anni fa. In questo periodo le spinte tettoniche diventano meno catastrofiche ma non cessano del tutto, non a caso la nostra penisola ancor oggi è soggetta a continui terremoti.
Negli ultimi 250.000 anni l’Italia prende una conformazione simile all’attuale, ma con livelli del mare più bassi. Il clima era caratterizzato da cicli glaciali intervallati da mutevoli passaggi mediterranei. Resti fossili indicano già una presenza umana in più parti della penisola, come quelli rinvenuti in Sardegna (definiti antenati dei Neanderthal ma ancora oggetto di dibattito).

Dunque a parte la Sardegna che, come abbiamo visto, ha vissuto un’altra storia geologica, l’Italia è una formazione giovane e, come tale, risulta essere anche carente di quelle materie prime cosiddette “tradizionali”. Tuttavia la nostra penisola, proprio grazie alla sua insolita storia geologica, ospita una varietà sorprendente di materie prime critiche, distribuite dalle Alpi alla Sicilia. Queste ricchezze minerarie, da sempre sottovalutata perché i loro processi estrattivi erano e sono lunghi e complessi, negli ultimi anni sono diventate un potenziale strategico che non solo ci farebbero ridurre la nostra dipendenza dall’estero, ma rischiamo di diventare addirittura un fornitore strategico all’interno della Unione Europea.
Il feldspato, la fluorite la magnesite, la celestina, la grafite, la barite, il litio Il cobalto Il tungsteno, sono il nuovo ORO NERO ma l’Italia, per diventare un attore chiave nella catena europea delle tecnologie verdi e digitali, dovrà superare diverse sfide complesse. Nei prossimi anni la classe politica dovrà trovare un delicato equilibrio tra la necessità di investire nelle avanzate tecnologie di estrazione e lavorazione di queste nuove materie strategiche, senza trascurare una gestione sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
Ad majora semper
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