QUANDO LE “APP” DIVENTANO UNA DROGA

Racconto di Paolo Tittozzi – 2 minuti di lettura

            Secondo le ricerche più recenti, ognuno di noi trascorre in media oltre 4 ore e mezza con lo smartphone in mano, controllandolo circa 150 volte al giorno, una ogni nove minuti. Come se non bastasse, l’84% delle persone guarda per la prima volta il telefono entro dieci minuti dal risveglio.
           I software delle app sono concepiti per stimolare nel nostro cervello la produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola le sensazioni di piacere, motivazione e dipendenza, rilasciando una breve sensazione di piacere nel momento stesso in cui portiamo a termine un compito o riceviamo una gratificazione.
          Non è un parallelismo forzato, ma sia le app che le slot machine, sono concepite per conquistare la nostra completa attenzione facendo leva con tutto ciò che ha a che fare con premi e ricompense.

Social network come slot machine

          Molti studi affermano che l’uso prolungato dei social media ha un impatto sul nostro cervello simile a quello delle sigarette o delle slot machine. Nelle slot machine ogni volta che vinciamo il nostro cervello produce dopamina se invece perdiamo, facciamo fatica a resistere alla tentazione di giocare di nuovo, vogliamo riprovare quella brevissima sentazione di piacere. Lo stesso meccanismo è alla base dei social network e delle app. Che le notifiche del nostro smartfhone siano attivate o silenziate poco importa, in ogni caso saremo spronati a controllare di continuo l’apparecchio nella speranza che ci sia qualche nuova notifica in grado di gratificarci, producendo dopamina.

Facebook, Instagram, Tik Tok e YouTube sono concepite per stimolare la produzione di dopamina, la molecola del piacere.

Qual è il loro segreto?

          In realtà, di segreto c’è ben poco: questi software sono state esplicitamente progettate per creare dipendenza e catturare la nostra attenzione il più a lungo possibile stimolando nel nostro cervello la produzione della dopamina.

          Facebook e l’approvazione sociale

          Nel caso di Facebook, il principio è quello dell’approvazione sociale. Si tratta di un processo inconscio che ci spinge a mettere “like” alle persone a cui vogliamo bene, e a premiare chi invece mette “mi piace” sui nostri contenuti. È un circolo vizioso che ci porta a dare gratuitamente i nostri dati personali a Facebook e ai suoi clienti.

           Instagram e il confronto sociale

          Instagram, invece, si basa sul “confronto sociale”, un processo inconscio che porta gli utenti a paragonare la propria vita con quella degli altri. Ogni volta che pubblichiamo qualcosa ci aspettiamo di ricevere i like e sono questi commenti che scatenano il rilascio di dopamina e ci tengono agganciati allo smartphone. È qui che si nasconde il successo degli influencer.

           Tik Tok e il meccanismo della “Slot Machine”

          I contenuti e i video di Tik Tok durano pochissimi secondi, garantendo picchi di dopamina rapidi, continui e ravvicinati. La soglia di attenzione si abbassa drasticamente e Il cervello si abitua a ricevere stimoli facili, senza fare alcuno sforzo cognitivo. Zero decisioni. L’interfaccia elimina la necessità di scegliere cosa guardare. Lo “scroll infinito” crea uno stato di “pilota automatico” in cui l’utente perde la cognizione del tempo.

          YouTube: guardare senza pensare

          Il potere delle miniature e dei titoli: Miniature colorate e titoli accattivanti creano un gap informativo. Il cervello vede la miniatura, si incuriosisce ed emette dopamina ancora prima che il video inizi. Il sistema di raccomandazione infinito: I video correlati offrono una scelta continua di argomenti affini ai tuoi gusti. La riproduzione automatica: L’Autoplay elimina l’attrito tra un video e l’altro, prolungando la sessione: l’algoritmo crea percorsi di scoperta che spingono l’utente a guardare video per ore.

Possiamo limitare la nostra dipendenza dalle app?

          È importante sapere che non siamo noi a essere deboli o privi di forza volontà, ma sono i social network e le app che sono state esplicitamente progettate per creare dipendenza e catturare la nostra attenzione il più a lungo possibile.  I minorenni europei trascorrono circa 18 ore in media alla settimana sui loro profili social: gli adolescenti sono la categoria di persone più a rischio in caso di dipendenza da social network. Sono ormai infiniti gli studi che indicano l’esistenza di collegamenti molto stretti tra l’abuso dei social media e la depressione, la solitudine e tutta una serie di altri problemi mentali sugli adolescenti.
         Esistono diverse applicazioni per limitare l’uso dello smartphone. Una delle più note è FORREST che sfutta il principio dei premi crescenti per spronarci a disintossicarci dai social e dal telefono. Altre applicazioni sono molto più rigide: FOCUS LOCK, per esempio, elimina dal cellulare tutte le applicazioni che volete per il tempo che vi siete prefissati, inpedendovi di aggirare i limiti.
           È vero che oggi dello smartphone non possiamo più fare a meno, ma dobbiamo imparare a usarlo in modo più consapevole ed equilibrato perché, vale la pena ricordarlo ancora una volta, la dipendenza da smartphone non è solo una questione di tempo sprecato, ma una vera malattia.

 

Ad majora semper

Questo blog non è una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.

Carrello