
Gentili lettori buongiorno. Oggi desidero parlarvi del figlio naturale della mongolfiera: il DIRIGIBILE. Un romantico sogno che in qualche modo somiglia a quegli enormi razzi vettori che servono a mandare nello spazio una minuscola navicella.
La costruzione della prima “aeronave“, voluta dal conte Ferdinand Graf von Zeppelin, iniziò nel 1899 su una piattaforma di assemblaggio galleggiante nel lago di Costanza al confine tra Germania e Austria. La scelta del lago era intesa a facilitare il difficile decollo del dirigibile in quanto la piattaforma poteva essere facilmente allineata alla direzione del vento. Il primo prototipo l’LZ 1 (LZ sta per “Luftschiff Zeppelin”) era lungo di 128 mt e mosso da due motori a scoppio da 14,2 CV, prese il nome dal suo promotore e si alzò in volo il 2 luglio 1900.

Il volo durò solo 18 minuti ma, dopo le necessarie modifiche, la tecnologia si rivelò sempre più efficace e nei voli successivi, lo Zeppelin riuscì anche a battere il record di velocità rispetto al concorrente francese. Anche l’Italia volle essere della partita e il 17 giugno 1905 prese il volo il Dirigibile Italia, progettato e costruito dal conte Almerico da Schio che si alzò in volo da Schio (Vc), ma la concorrenza franco-tedesca si rivelò insormontabile.
Anche in Germania la novità del dirigibile non risultava ancora appetibile per i grandi investitori ma, grazie ad alcune donazioni e ai profitti di una speciale lotteria, qualche finanziamento pubblico e altri 100 000 marchi messi nel progetto dal conte von Zeppelin si riuscì a sviluppare una tecnologia tale che permise la costruzione dell’LZ 2, che decollò per la prima e unica volta il 17 gennaio 1906 ma poi, danneggiato da una tempesta, non fu possibile ripararlo. Il suo successore invece, il modello LZ 3, fu il primo dirigibile a dimostrare che la tecnologia delle aeronavi era diventata interessante sia per il trasporto commerciale che di passeggeri e queste aeronavi viaggiarono per circa 200 000 km, trasportando circa 40 000 passeggeri e anche l’esercito tedesco ne impiegò 20 esemplari nella Grande Guerra.
Gli Zeppelin (così ormai erano chiamati i dirigibili) erano diventati lunghi 150-160 mt, con un volume di circa 25 000 m3 e tre motori da 200 CV riuscivano a raggiungere una velocità di 80 km/h trasportando carichi commerciali di circa 9 tonnellate.
L’8 luglio 1928, in occasione del 90º anniversario della nascita del fondatore, von Zeppelin, alla presenza di sua figlia venne varato L’LZ 127, il “Graf Zeppelin” che si dimostrò da subito così affidabile che fu utilizzato per i viaggi spettacolari, tra cui il giro del mondo e la traversata artica, che fecero da traino pubblicitario per i primi voli di linea transatlantici.
l’Hindenburg
Sull’onda del successo del “Graf Zeppelin” nel 1935 fu costruito l’Hindenburg, il più grande dirigibile mai costruito che voleva essere l’orgoglio e il simbolo della tecnologia tedesca. Costato 500.000 marchi (in parte finanziati dalla Cancelleria di Adolf Hitler), l’Hindenburg aveva una struttura innovativa: 245 m di lunghezza (solo 24 m in meno del Titanic) e 46,8 m di diametro, interamente in alluminio, rivestito di cotone impregnato di ossidi di ferro e polvere di alluminio conteneva 211.890 m³ di gas con 4 motori da 1200 CV che gli consentivano una velocità, straordinaria per l’epoca, di 135 km/h. La gondola dell’Hindenburg era lunga 32 mt. e 6 mt. nel punto di massima larghezza, ospitava 72 passeggeri e 61 uomini di equipaggio.

L’Hindenburg era stato progettato per essere riempito con elio, ma l’embargo commerciale statunitense nei confronti della Germania di Hitler, costrinse i tedeschi a utilizzare l’idrogeno, altamente infiammabile. Il volo inaugurale avvenne nel marzo del ’36 e nel luglio dello stesso anno fece una doppia traversata atlantica, nel tempo record di 5 giorni, 19 ore e 51 min.
L’Incidente:
Il 6 maggio 1937, nella Stazione Aeronavale di Lakehurst (New Jersey–USA) durante le manovre di attracco, probabilmente a causa di una scarica elettrica statica, si innescò un incendio a bordo dell’Hindenburg che subito si propagò ai serbatoi d’idrogeno e, in meno di un minuto, l’aeronave venne completamente distrutta.

Nel disastro morirono 46 persone (30 passeggeri e 16 membri dell’equipaggio), dei quali 26 perirono carbonizzati, altri 10 trovarono la morte buttandosi dal dirigibile ed infine, nei giorni seguenti, morirono altre 10 persone per le ustioni riportate.
Conseguenze:
L’incidente dell’Hindenburg ebbe una risonanza mediatica enorme, con immagini del rogo riprese da cineasti e fotografi presenti nel campo d’atterraggio e la testimonianza del disastro fu anche radiotrasmessa dall’annunciatore Herbert Morrison. La radiocronaca andò in onda solo il giorno successivo tuttavia rimasero celebri le parole di Morrison pronunciate al momento dell’incendio: “Oh, the humanity!”.
La tragedia ebbe un impatto psicologico così devastante che, per sempre, fece calare il sipario sull’epoca dei romantici viaggi in dirigibile.





