L’Italia è un Paese fondato sulla TUTTOLOGIA.

Racconto di Paolo Tittozzi – 2 minuti di lettura
“Ci sono uomini che sanno tutto, peccato che questo è tutto quello che sanno” (Niccolò Machiavelli).
Una persona normale di fronte ad un qualsiasi argomento si comporta come previsto dalle fasi sequenziali del diagramma di flusso sopra riportato, poi ci sono i tuttologi ovvero coloro che sono esperti nell’ esprimere giudizi “gratuiti e non richiesti” su tutto ciò che li circonda.
          La tuttologia, sembra essere diventato un nuovo “status” dell’Italiano, mai come ora, tutti sono diventati climatologi, virologi, allenatori, filosofi, cuochi, economisti, peccato che il loro sapere spesso è basato sul “sentito dire”, sulle facili ricerche su internet o, peggio ancora, dalle letture di post su Facebook. Insomma il “tuttologo”, anche e soprattutto quando non capisce, grida per affermare di saperne più degli altri, che poi è il tipico atteggiamento di chi non vuole apparire meno intelligente dell’altro.
Ma diciamocelo… quanto è sano dire “non lo so”,  “non ho capito”, atteggiamenti questi che ti portano alla consapevolezza di “voler sapere” perché “Il dubbio cresce con la conoscenza”, affermava Goethe.

                          Oggi invece sono le chiacchiere del tuttologo che mortificano l’esperto.

          La tuttologia, era conosciuta già nella fine del secolo scorso come “l’illusione della competenza”, un fenomeno psicologico che consiste in una valutazione errata della realtà. I pensieri che il tuttologo formula in automatico e senza “razionalità” li prende per buoni solo perché sono spontanei per cui, le persone con competenze ridotte in un determinato settore, sopravvalutano le proprie conoscenze e, magari in buonafede, sovrastimano le proprie abilità credendole superiori a quelle della media. Il risultato è il non sapere.
            I social sono pieni di “esperti da tastiera” che vanno alla continua ricerca di un nuovo argomento di tendenza per fingere di saperne più degli altri e purtroppo nel dibattito pubblico, dai social alla tv, siamo ormai invasi da incompetenti che si occupano di tutto, non argomentano quello che dicono, spesso urlano e, con tutto il rispetto per i nostri amici cani, invece di parlare abbaiano.
Nei palinsesti televisivi, la ricerca costante del sensazionalismo, della polemica e dell’audience si preferiscono i “tuttologi”, spesso giornalisti o influencer che si occupano di tutt’altro o solo di se stessi, perché capaci di riempire ore di trasmissione con conversazioni vuote ma accese.
Questo meccanismo mediatico, ben conosciuto, viene ampiamente criticato dal mondo della cultura poiché diffonde l’illusione della competenza a scapito di una verificata informazione scientifica, però chi può modificare i palinsesti non fa nulla per cambiare lo stato delle cose.
          Nessuno di noi accetterebbe di “farsi mettere le mani addosso” da un chirurgo «non esperto» ma invece ogni giorno succede proprio questo, la nostra mente è aggredita e l’esperto è sempre più depresso.
Il confronto con il tuttologo spesso si riduce ad un’ondata montante di sospetti e scetticismo e l’Esperto viene travolto dalla semplificazione dialettica che fa di ogni incontro uno scontro a base di insulti. Eppure l’origine della parola Esperto è semplice: ci arriva dal latino expertus, participio passato del verbo experiri che vuol dire provare, sperimentare o mettere in atto qualcosa in modo ragionato.
L’Esperto è quindi una persona con esperienze in un determinato campo, conosce bene l’argomento per averlo studiato, ed è riconosciuto tale non solo per i suoi titoli accademici, ma anche per le proprie pubblicazioni sull’argomento e per l’apprezzamento dell’opinione pubblica.
Gli esperti hanno sempre ragione? No, ma quando sostengono un argomento possono elencare i loro motivi per farlo, il tuttologo invece non ha nemmeno “gli argomenti”.
Il filosofo Bertrand Russell ci ricorda che “La causa principale dei problemi al mondo d’oggi è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” 

          Ad majora semper

 

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