MENTRE CERCO LA MAGIA DEL NATALE…

Feste natalizie: sacre o profane?

          Improvvisamente siamo tutti obbligati a far finta di essere più bravi, più belli, più buoni anzi la televisione e la pubblicità ci dicono che quest’anno potremmo anche rasentare la santità e noi, scemi, siamo davanti al televisore o allo smartphone pronti a crederlo.
Però c’è un però: per far in modo che questo miracolo si compia bisogna consumare, anzi più consumiamo e più saremo santificati.

          Come possiamo essere più bravi se non facciamo un regalo al nostro capoufficio che negli altri mesi dell’anno vorremmo vederlo friggere sulla sedia elettrica. Come possiamo essere più buoni se non regaliamo qualcosa di elegante a quella suocera per la quale abbiamo pregato la morte sino alla settimana scorsa o donare un accessorio prezioso per far sembrare più bella quella moglie che da tempo immemore ha perso ogni femminilità.
          Il Natale non è più una festa, è diventata una prescrizione medica: SI DEVE FARE.
Naturalmente tutto questo mette in moto un altro meccanismo perverso: siccome quell’ antipatica mi farà un regalo io sarò obbligata nei suoi confronti e dunque sono costretta a ricambiare. Questa pantomima si chiama “scambio dei doni” (viene meglio se fatta vicino all’albero di Natale).

          Ma non finisce qui! Perché in questo miracoloso periodo non solo si deve donare senza averne nessuna voglia, ma si deve anche mangiare al limite del ricovero ospedaliero.
È vero che un tempo i nostri genitori o i nostri nonni aspettavano le feste importanti per poter mangiare due volte nello stesso giorno, ma oggi nel mondo occidentale ogni giorno è Natale quindi, quando arriva quello scritto di rosso sul calendario, noi non dobbiamo solo mangiare, perché già lo facciamo, ma dobbiamo abbuffarci come se non avessimo più un domani.

Poi, per la fortuna di tutti, anche le feste del santo Natale finiscono, peccato che di santo non c’è stato nulla come pure l’atteso miracolo non c’è stato neanche quest’anno.
          Ma non è mica finita!  A grandi passi si avvicinano le feste di fine d’anno.
Da ogni buco saltano fuori gli astrologi che ci ammorbano il cervello raccontandoci delle “boiate pazzesche”, ma ci dobbiamo anche preparate per il cenone di San Silvestro e non c’è crisi che tenga.
Meglio se lo si può celebrare in qualche locale magari alla moda, per non perdersi nei pressi della mezzanotte, l’immancabile trenino tra i tavoli con in testa degli improbabili cappellini e fischietto in bocca come se di colpo fossimo diventati tutti deficienti. Comunque, o locali o mura domestiche, per il cenone di San Silvestro sono obbligatori segni di benessere che ci debbono portare fortuna per i prossimi 12 mesi. E allora via con ostriche, salmone, astici, o scampi che siano, magari solo un assaggio, e non può mancare cotechino e lenticchie come simbolo di abbondanza. Naturalmente è d’obbligo indossare biancheria intima rossa per difendersi dalla sfortuna e, alla mezzanotte, festeggiare con spumante e fuochi d’artificio: baci abbracci e auguri facendo più rumore possibile.

          Simboli di abbondanza, riti pagani e tante scaramanzie per simboleggiare l’abbandono del passato, per scacciare le negatività e difendersi dalla sfortuna, pur nella perfetta convinzione che sarà del tutto inutile perché, come al solito, il nuovo anno come i precedenti, farà quel che più gli aggrada.
          Ma gentili lettori, non è mica finita, abbiamo ancora la Befana!
Questo personaggio, tutto italiano, che nasce dalla corruzione lessicale della parola Epifania, veste i panni di una simpatica vecchietta che scorrazza sui camini delle case a cavallo di una scopa. È evidente che la Befana, rispetto a Babbo Natale ha la peculiarità di incutere timore nei bambini, dovendo dispensare loro doni o carbone a seconda di come questi si sono comportati durante l’anno appena trascorso.
A parte il fatto che di camini in città ce ne sono rimasti veramente pochi, ma questa inutile festa solo italiana mi sembra anche una beffa, perché ricevere dei doni e non poterseli godere perché il giorno successivo si torna a scuola è il massimo della sfiga.
Allora perché tutto questo? Il marketing considera i bambini dei consumatori sopraffini a cui l’italico genitore non sa negare nulla. Allora cosa c’è di meglio di una festa a loro dedicata per aumentare le vendite?

          Le feste di fine e inizio d’anno dovrebbero sottolineare a tutti noi la rapidità del tempo che passa, portandoci a fare riflessioni sui risultati raggiunti e sui nuovi propositi, si concludono invece con un’ultima cerimonia pagana: il rito della bilancia.
Come fossimo stati dei maiali all’ingrasso ognuno di noi si pesa e poi dice all’amico: «Io in queste feste sono ingrassato due chili…»
            «Beato te, io sono stato più sfortunato ho preso più di tre chili, ma domani ho l’appuntamento con il dietologo così mi rimette in forma…»
Fine del miracolo natalizio: cominciano i saldi di fine stagione.
Ad majora semper

 

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