
Racconto di Paolo Tittozzi – 3 minuti di lettura
La Festa dei lavoratori ha una lunga storia: com’è nato il 1° Maggio?
Nel 1855 in Australia, venne coniato il motto “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire”, uno slogan condiviso dai movimenti dei lavoratori di tutto il mondo che fu la scintilla per le rivendicazioni sindacali.
Il 1° maggio 1886 negli Stati Uniti fu indetto uno sciopero generale per ridurre la giornata lavorativa a otto ore. La protesta durò tre giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di piazza Haymarket a Chicago, quando uno sconosciuto lanciò una bomba su un gruppo di persone uccidendo sette poliziotti e quattro civili.
La data di quell’eccidio divenne un giorno simbolico perché tutti i lavoratori potessero incontrarsi per affermare i propri diritti e quella manifestazione divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai di tutti i continenti che, in quegli anni, lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.
Il 1° maggio 1889. La festività del Primo Maggio fu adottata in molti Paesi d’Europa dove da quel momento, la data divenne festa nazionale. Soltanto negli Stati Uniti, forse a voler rimuovere la memoria di quel massacro, il Labor Day (Festa del lavoro) si festeggia il primo lunedì di settembre.
Il 1° maggio in Italia. In quegli anni intorno a questa festività la stampa conservatrice montò un clima di tensione e, con voci allarmistiche che interpretavano le paure della borghesia, consigliava a tutti di starsene tappati in casa e di fare provviste, perché non si sapeva a quali gravi sconvolgimenti si sarebbe potuto andare incontro con le manifestazioni di questi scalmanati. Il governo di Francesco Crispi (29 luglio 1887 – 6 febbraio 1891) usò la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.
In un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 si leggeva: “Lavoratori, ricordatevi il 1° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l’Internazionale!”.
La festività del 1° maggio in Italia venne adottata nel 1891, dopo la caduta del governo Crispi e, in numerosi centri, grandi e piccoli, si svolsero manifestazioni che fecero registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento sindacale si preparò con sempre maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte per lasciare il posto alla protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici, ma il 1° maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori in Italia poterono comunque festeggiare anche il conseguimento dell’obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.
Durante il ventennio fascista (tra il 1924 e il 1944) Mussolini proibì di nuovo la celebrazione del 1° maggio, ritenendola sovversiva e di opposizione al regime, per cui la ricorrenza venne anticipata al 21 aprile e associata al Natale di Roma ma, così snaturata, essa non fu più sentita dai lavoratori del tempo.
Dal dopoguerra a oggi. Il 1° maggio 1945, i giovani lavoratori che non avevano più memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d’Italia in un nuovo clima di entusiasmo, ma appena due anni dopo, il 1° maggio del 1947, venne segnato dalla strage di Portella della Ginestra in Sicilia, dove gli uomini del bandito mafioso Salvatore Giuliano fecero fuoco contro i lavoratori che assistevano al comizio uccidendo 11 persone.






