PERCHÉ L’ITALIA SI CHIAMA ITALIA?

Perché la nostra nazione si chiama “Italia”?

          Quando penso alla mia Patria, all’Italia di cui ne sono orgoglioso, penso alla sua cultura, alla sua ricca storia, alle sue bellezze naturali e, non ultima, alla sua gastronomia.
Dobbiamo dire GRAZIE alle decine di milioni di emigranti che, sino ai recenti anni ’70 del secolo scorso, hanno portato nella testa e nel cuore il nome “ITALIA” e alle migliaia di imprenditori che ogni giorno portano nel mondo i nostri prodotti e le nostre manifatture. Sono loro che con la “fatica” giornaliera hanno fatto diventare il nostro paese sinonimo di tutto ciò che rappresenta, consolidandolo come simbolo di unità, identità e orgoglio nazionale.
          Ma quanti di noi si sono posti il quesito: Perché l’Italia si chiama Italia?

          Le antiche origini del nome

          Facendo riferimento all’Accademia della Crusca e dall’Enciclopedia Treccani, che riportano gli spunti storici di Tucidide e Antioco di Siracusa, ripresi in seguito da Aristotele, Virgilio e Strabone, costoro ci dicono che furono i Greci i primi a usare il nome Italia anche se, inizialmente venne applicato alla parte centro-meridionale dell’attuale regione Calabria, (terra degli Enotri) ed a una popolazione locale detta Vituli (terra dei vitelli), ” (da “vitulus” – vitello in latino).
          Secondo gli storici sopra citati tutto dipenderebbe dall’esistenza in questa regione di un sovrano di nome Italo re degli Enotri che convertì il proprio popolo da nomade a stanziale, stabilendoli nell’attuale istmo di Catanzaro, compreso tra il golfo di Squillace a est e il Golfo di Sant’Eufemia a ovest. La capitale di codesto regno, secondo Strabone, era Pandosia Bruzia, probabilmente corrispondente alla odierna città di Acri.
Di conseguenza il popolo su cui regnava avrebbe cambiato nome da Enotri a Itali (popolo di Italo) e pertanto dal suo regno deriverebbe il nome Italia.
          Se questa ricostruzione fosse esente da dubbi significherebbe che nel DNA di ogni italiano ci sono dei geni calabresi.

          L’espansione del nome a tutta la penisola

          Successivamente, con l’ascesa e l’espansione di Roma, il concetto prima di Repubblica e poi di Impero iniziò a includere aree sempre più vaste della penisola che vennero chiamate “Italia”. Tuttavia fu Ottaviano, imperatore Augusto, che nel 42 a.C. assegnò per decreto ufficiale il nome Italia a tutto il territorio compreso tra le Alpi e lo Stretto di Messina.

          Il Medioevo e la frammentazione politica

          Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo d.C., anche se la lingua e la cultura latina rimasero dominanti, la penisola italiana fu divisa in numerosi regni e principati e l’uso del termine “Italia” per descrivere la penisola venne a cessare. I vari stati che sorgevano, come il Regno dei Longobardi o i vari principati marittimi, avevano identità distinte e non si riconobbero più all’Italia come un’entità unificata.

          Con all’invenzione della lingua italiana l’Italia tornò a chiamarsi Italia

          L’italiano deriva dal latino popolare ed è il risultato di una trasformazione linguistica durata secoli, complici anche i cambiamenti storico-politici che hanno travolto la penisola italica tra il IV e il X secolo d.C.
          Nella storia della lingua italiana fondamentale è stato Dante Alighieri che, usando il dialetto fiorentino, fu il primo a intuire le potenzialità del volgare come lingua illustre, dedicando alla questione il noto trattato latino De vulgari eloquentia, purtroppo rimasto incompiuto. Su suo esempio, molti intellettuali scelsero di scrivere in volgare i loro capolavori, tra i primi il Canzoniere di Petrarca o il Decameron di Boccaccio.

          Ad affermarsi fu dunque il modello linguistico fiorentino, ma le sue regole furono fissate dal veneziano Pietro Bembo che nella sua “Prose della volgar lingua” pubblicato nel 1525, egli elencò le caratteristiche necessarie, ovvero la “grammatica” affinché la lingua italiana potesse consolidarsi. Ovviamente Bembo prese a modello lo stile di DantePetrarca per la poesia e quello di Boccaccio per la prosa, avendo loro già superato la prova del tempo. Durante il Rinascimento dunque intellettuali e artisti iniziarono a parlare nuovamente dell’Italia come di una nazione culturale, anche se politicamente ancora non esisteva.

          Il Risorgimento: un movimento di rinascita culturale e politica

          Con l’unificazione italiana nel 1861 e la proclamazione del Regno d’Italia, il termine “Italia” tornò ad avere una forte connotazione politica, potendo rappresentare di nuovo una nazione unificata e sovrana.
            Furono gli intellettuali, tra i primi ManzoniLeopardi, che contribuirono al dibattito sull’unità nazionale, trasformando il sentimento di frammentazione politica in un desiderio di unità, fomentando il risveglio popolare potendo attingere ad un’eredità gloriosa per creare, attraverso la letteratura, un’identità italiana. In quelli stessi decenni si produsse un’intensa attività politica, Gioberti, Balbo, Mazzini, Cattaneo che, ciascuno con le proprie idee e visioni, puntarono ad avere un’Italia moderna, unita e indipendente facendo superare, attraverso una comune identità linguistica e culturale, i secoli di divisioni e domini stranieri.

 

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